Nella navigazione a motore, possiamo definire l'autonomia come la distanza che si può percorrere con una certa disponibilità di carburante.
Tale distanza dipende, oltre che dai litri di carburante imbarcati, anche da vari fattori, come lo stato del mare, l'intensità e la direzione di venti e correnti, ecc.
Questi fattori sono altresì suscettibili di notevoli variazioni lungo il percorso. Inoltre, il consumo di carburante può essere pesantemente condizionato dalle condizioni della carena e dell'elica, e dal cattivo stato di manutenzione del motore.
Per tutti questi motivi, il calcolo dell'autonomia in mare è una scienza tutt'altro che esatta, per cui va imbarcato almeno un terzo in più del carburante che si ritiene necessario per compiere un determinato tragitto.
Calcolo dell'autonomia
I consumi orari di ciascuna imbarcazione sono annotati sul libretto di istruzioni del motore o sulla licenza di navigazione. Essi vengono riportati secondo la potenza erogata, cioè secondo il numero di giri al minuto del motore.
Sulle imbarcazioni d'altura, normalmente si viaggia ad un regime attorno ai 2500 giri/min.
- Tempo di autonomia (in ore): si calcola dividendo la quantità (in litri) di carburante disponibile per il consumo orario previsto.
- Distanza di autonomia (in miglia): si calcola moltiplicando il tempo di autonomia (in ore) per la velocità (in nodi); la velocità in nodi deve però preventivamente essere calcolata considerando tutti i fattori, e poi verificata in navigazione per un calcolo più preciso.
Esempio
Carburante disponibile: 90 litri
Potenza erogata: 2500 giri/min
Consumo orario dichiarato a 2500 giri/min: 3 litri/ora
Velocità prevista a 2500 giri/min: 6,5 nodi.
- Tempo di autonomia: 90 / 3 = 30 ore
- Distanza di autonomia: 6,5 x 30 = 195 miglia (Spazio = Velocità x Tempo)
Considerando come riserva un terzo del carburante disponibile, il tragitto previsto non dovrà superare le 130 miglia.