Quando tutto sparisce nella nebbia, l'incertezza della navigazione è totale.
Abbiamo fatto una stima corretta, sappiamo con precisione dove siamo, ma non vediamo niente!
Allora è necessario prendere un certo numero di precauzioni: ridurre la velocità, usare il corno da nebbia, tendere l'orecchio.
Qual è il rischio principale? Entrare in collisione con un'altra barca. E se non c'è GPS a bordo, bisogna saper rinunciare all'atterraggio già previsto, allontanarsi e aspettare di vederci meglio.
Anche nella foschia però c'è un punto di riferimento su cui si può fare affidamento: il fondale. Il fondo del mare è un terreno preciso, con le sue pianure, le sue valli, i suoi campi e i suoi pendii scoscesi. Le indicazioni che possiamo trarne sono numerose.
Soprattutto ha la caratteristica molto comoda di risalire verso la superficie quando ci si avvicina a terra: dunque è un'ottima sentinella. Grazie alla misura del fondale, quando si è certi di incontrare sulla propria rotta dei fondali caratteristici, identificabili con lo scandaglio, talvolta si può atterrare senza visibilità.
I fondali sui quali navighiamo possono determinare la nostra condotta. Se, per esempio, possiamo seguire una isobata (linea che sulla carta nautica congiunge i punti che hanno la stessa profondità) che resta lontana da tutti i pericoli della costa, potremo raggiungere il porto anche con un nebbione.