Il rispetto dell'ambiente in mare è abbastanza migliorato negli ultimi anni, ma è sufficiente allontanarsi qualche miglio dalla costa per rendersi conto che rimane ancora molto da fare nel campo della sensibilizzazione di tale problema presso tutti coloro che, sia per motivi di svago sia per lavoro, hanno a che fare con il mare. A poco, infatti, sembrano servire le normative di legge e le raccomandazioni di associazioni e fondazioni varie per "educare" soprattutto il diportista ad un maggior rispetto dell'ambiente e del mare in particolare.

Vediamo alcuni princìpi basilari cui deve attenersi un buon diportista.

1) Limitare al massimo gli imballaggi a bordo

Nella vita di tutti i giorni, una buona parte del cibo e tutti gli imballaggi finiscono nell'immondizia. In mare lo stoccaggio dei rifiuti diventa subito un problema complicato.

La lista dei viveri deve privilegiare:
- le porzioni formato famiglia economiche, i prodotti concentrati, gli alimenti acquistati al dettaglio o sfusi. Una volta aperto un pacchetto, la molletta per il bucato diventa una valida alleata! Sono da evitare i prodotti a consumo individuale, o le mini dosi in porzioni preconfezionate;
- I prodotti freschi: oltre alle qualità gustative, richiedono meno energia per la loro produzione rispetto alle conserve e agli alimenti surgelati. I prodotti regionali, in generale, hanno fatto meno ricorso ai trasporti, alle serre riscaldate, alla refrigerazione e ai conservanti chimici;
- L'acqua del rubinetto è perfettamente potabile. Così per il rifornimento ci si serve di serbatoi, taniche, borracce individuali. L'acqua minerale costa molto più cara e le bottiglie in plastica da 1,5 litri sono fragili, non riutilizzabili e inquinanti.

Durante il rifornimento:
- Eliminare il maggior numero possibile di imballaggi (cartone, plastica) depositandoli nei bidoni della raccolta differenziata.
- Dire "no grazie" al sacchetto di plastica e del pane: viene utilizzato solo per pochi minuti prima di essere gettato, provoca un inquinamento duraturo ed è pericoloso per la fauna fluviale e oceanica (le tartarughe soffocano, scambiandolo per una medusa).

2) In navigazione conservare i rifiuti a bordo

Lo scarico di rifiuti in mare è regolamentato dalla convenzione internazionale MARPOL (da marine pollution, inquinamento marino): formulata principalmente per le navi commerciali, può essere applicata a tutte le barche.

Rifiuti in mare

3) Cosa dice la legge?

L'allegato V della convenzione MARPOL 73/78 vieta lo scarico in mare di ogni sorta di materiale plastico, ma regolamenta anche lo smaltimento dei rifiuti che possono contenere sostanze tossiche o metalli pesanti, e di quelli contenenti carta, stracci, vetro, bottiglie ceramica e alimenti.

4) Cosa conservare a bordo e cosa si può buttare in mare

Nella navigazione da diporto, tutto dipende dalla taglia della barca, dalla durata della crociera e dai luoghi di navigazione, ma generalmente la suddivisione dei rifiuti, il loro giudizioso stoccaggio e il trattamento corretto a terra rappresentano la soluzione migliore.

I rifiuti da differenziare e immagazzinare per essere riportati a terra sono la plastica e gli imballaggi tipo bottiglie, latta, carta, pile scariche, senza dimenticare i mozziconi di sigaretta.

Per quanto riguarda l'organico (rifiuti alimentari), se biodegradabile può essere gettato al largo, ma non è il benvenuto sui fondali marini in prossimità delle coste, in particolare in porti, baie e ancoraggi, che vorrebbero restare paradisiaci. A parte durante le lunghe traversate, è meglio non gettare fuoribordo ciò che impiegherebbe molto tempo a degradarsi e che non vorremmo incontrare sulla superficie dell'acqua (bucce di agrumi, per esempio).

Per navigazioni di due o tre giorni è abbastanza facile dividere e immagazzinare le immondizie a bordo:
- servirsi di sacchi riutilizzabii per conservare separatamente vetro e cartone, carta e scatole di conserve;
- individuare i luoghi più consoni per lo stoccaggio (gavoni delle vele o dell'àncora, vicino alla bombola del gas).

5) Che capacità di "digestione" ha il mare?

Per molto tempo abbiamo creduto che l'oceano potesse assorbire tutto ciò che vi veniva gettato, ma una presa di coscienza generale sull'impatto dell'attività umana ha modificato questa opinione. Il mare metabolizza numerosi rifiuti, ma tale processo può durare diversi mesi o anni e uccidere o danneggiare flora e fauna. In questi ultimi decenni gli apporti hanno superato la capacità di dissoluzione e hanno trasformato i fondali marini in un immenso immondezzaio. Ciò che è visibile in superficie non è che una minima parte dell'iceberg.